Elementare, caro Max...,Design Your World n.1, 1999 Stampa E-mail
Design your World - Elementare, caro Max.. E il colpevole e smascherato, n.1, 1999
Elementare, caro Max.. E il colpevole è smascherato.

In un’aula giudiziaria di Novara è stato utilizzato 3D Studio Max per ricostruire la scena di un delitto, vissuta attraverso gli "occhi" dell’imputato, riproducendone anche il deficit visivo che lo ha tradito

Galliano - ricostruzione virtuale visus omicidaIl detective privato Philip Marlowe non avrebbe saputo fare di meglio. Ma forse è più opportuno rievocare Perry Mason, lo scaltro avvocato che con perizia e acume risolve i casi più intricati. Parliamo infatti di un episodio giudiziario, che ha visto comparire nell’aula della Corte d’Assise di Novara cinque monitor e due workstation. Chissà se anche Perry Mason, oggigiorno, si affiderebbe alla vole. Probabilmente sì, e magari usando 3D Studio Max, come ha fatto Giuseppe Galliano, autore multimediale che del prodotto di Autodesk è beta tester. Su richiesta del magistrato, Galliano ha lavorato un anno per riprodurre con assoluta fedeltà tutte le dinamiche di un delitto avvenuto nel tardo pomeriggio del 29 dicembre 1997, davanti al cimitero di Borgomanero (Novara).
I fatti. Alle 17.03 di quel giorno, viene uccisa una donna all’interno della sua auto, una Y10 parcheggiata presso il cimitero cittadino. Accanto all’auto della vittima c’è la Fiat Tipo di un testimone, che insieme ad altri concittadini dice di aver visto nei dintorni, alla stessa ora, un noto pregiudicato della zona, subito individuato dalla Polizia e messo in stato di fermo. Sul suo giubbotto sono rinvenute tracce di sangue prontamente lavate, e quindi inutilizzabili per la prova del Dna.
L’imputato si difende sostenendo di aver notato il piede della vittima sporgere dallo sportello semiaperto dell’auto, e di essersi avvicinato al corpo della donna, sporcandosi così di sangue. Poi dice di essere scappato, preso dal panico per l'arrivo di altre persone.
Ma il Pubblico Ministero non è convinto, soprattutto per un importante dettaglio: l’imputato è affetto da un deficit visivo tale da far sembrare molto strano che in lontananza, nella penombra di un tardo pomeriggio invernale, abbia potuto notare un dettaglio come la punta di un piede (4 cm., tanti ne concedeva la postura della vittima, rannicchiata nella parte posteriore dell’abitacolo) sporgente dallo sportello dell’auto.
Per provare la sua tesi, ricostruendo il deficit visivo dell’imputato e le condizioni di luce nell'ora del delitto, il magistrato non può però avvalersi di telecamere o macchine da presa, giacché esse tra l'altro "correggono" automaticamente la carenza di luce.
Di qui la decisione di rivolgersi all’informatica, e in particolare a Giuseppe Galliano, che con il suo studio multimediale FABRICA Arte & Media già nel 1994 aveva realizzato la prima ricostruzione tridimensionale utilizzata in un’aula di tribunale italiano.Galliano - ricostruzione virtuale visus omicida
Per il caso di Borgomanero, Galliano ha lavorato a stretto contatto con il Prof. Fabio Dossi, un oculista di fama internazionale che ha accuratamente visitato l’imputato definendo l’entità del suo deficit visivo.
Eseguita una serie di misurazioni sul luogo del ritrovamento del cadavere, e avvalendosi altresì dei rilievi di Polizia Scientifica e Carabinieri, Galliano ha realizzato un modello tridimensionale dell’area mediante 3D Studio Max. Con una serie di rilievi fotografici è stata verificata la massima verosimiglianza tra il luogo reale e il modello tridimensionale. Particolare cura è stata posta nella realizzazione del fondale, e durante la dimostrazione in aula è stato ripetutamente fatto il confronto tra immagine reale e modello virtuale. Quest'ultimo è risultato stupefacente per verosimiglianza e fedeltà dei dettagli, raggiunte grazie alla vasta serie di opzioni offerte da 3D Studio Max nella resa dei materiali, e grazie alla disponibilità di proprietà quali brillantezza, opacità, rifrazione, trasluminescenza.
Anche nella modellazione delle auto 3D Studio Max ha potuto sfruttare appieno alcune sue potenzialità. In particolare, per la Fiat Tipo, che presenta bombature più accentuate, si è sfruttato il modellatore nurbs di Max, che permette un alto grado di stabilità, mentre per la Y10 della vittima è stato usato il plug-in Surface Tools, che consente di ottenere superfici utilizzando curve generatrici b-spline. La riproduzione rigorosa delle due autovetture era fondamentale perché - nella possibilità effettiva di notare la punta del piede della vittima sporgere dalla porta di una di esse - le ombre, i colori e i riflessi giocano un ruolo notevolissimo, specie nella luce di un tardo pomeriggio di dicembre.
Per verificare la posizione della vittima all’interno della Y10 - e quindi di quanto il suo piede potesse realmente sporgere dalla portiera - ci si è avvalsi di un modello di una figura femminile con le caratteristiche antropometriche della vittima. L’animazione tridimensionale che ne è emersa mostra le differenti posizioni possibili dell’arto. Quanto alla luminosità complessiva dell'ambiente, 3D Studio Max ha consentito di ricreare perfettamente gli effetti del sole nella data e nell’ora descritti dall’alibi. A tal fine sono stati calcolati latitudine, longitudine, data e ora dell’evento e, ad un anno esatto dall’omicidio, il 29 dicembre 1998 è stato fatto un ulteriore sopralluogo per verificare le reali condizioni di luminosità. Il tutto è stato riprodotto nel modello virtuale grazie sempre a 3D Studio Max. Il software di Autodesk si è dimostrato all’altezza anche nella sua capacità di modificare la grandezza delle focali, funzionalità che ha permesso di "vedere" la scena del delitto "con la stessa capacità visiva dell’imputato", riprodotta in base a quanto diagnosticato del prof.Galliano - ricostruzione virtuale visus omicidaDossi. Secondo Dossi infatti, all’ora del delitto e in quelle particolari condizioni di luminosità, la capacità di vedere dell'imputato - dato il suo deficit visivo - era quasi nulla per l'occhio sinistro e non poteva arrivare a più di due decimi per quello destro. Infine la prova del nove: l’animazione completa in 3D riproducente esattamente ciò che l’imputato poteva aver visto durante la sua camminata sul luogo del delitto. Ripetuta anche in un’ipotetica condizione di massima luminosità, tale animazione ha dimostrato come l’uomo non potesse comunque assolutamente aver visto quanto asserito nella sua versione dei fatti. La sentenza, pronunciata il 23 febbraio scorso e subito assurta alle cronache nazionali nei giornali e in tv, ha condannato l’imputato a venti anni di reclusione, e ha posto l’attenzione sulle grandi potenzialità della tecnologia, soprattutto se essa si avvale di strumenti idonei e affidabili, come ha dimostrato di essere 3D Studio Max.

 
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