IL VENERDI' - L'investigatore virtuale - 07/05/1999 Stampa E-mail
L'INVESTIGATORE VIRTUALE di Marco Travaglio

Giuseppe GallianoMio padre faceva l'avvocato e sulla scrivania teneva una decina di modellini di automobili.
Erano per i clienti che venivano a raccontare i loro incidenti d'auto. I modellini servivano per ricostruire la dinamica dell'accaduto. Ho pensato a lui e alle sue automobiline quando, nel dicembre 1994, alla Pretura di Parma aiutai i parenti di un ragazzo morto sulla strada a convincere il giudice che l'auto con la quale si era scontrato frontalmente aveva commesso una grave infrazione, e ora il conducente superstite doveva pagare".
Quel giorno in Pretura Giuseppe Galliano, 32 anni, novarese, laureato in legge e mago autodidatta del computer, non usò le macchinine. Accese il televisore e il videoregistratore che aveva portato in aula, infilò una cassetta di sua produzione, spense le luci, e i giudici, gli avvocati, i periti e il pubblico ministero poterono rivivere in diretta la scena dell'incidente. Una scena che nessuno, ovviamente, aveva mai potuto filmare.
Ma che lui, incrociando i dati del sopralluogo dei carabinieri e del perito di parte civile, aveva prodotto fedelmente al computer, con una simulazione tridimensionale, usando un programma- "3D Studio Max"- che va fortissimo nel mondo del cinema, per gli effetti speciali. Così, per la prima volta in Italia (e forse in Europa), l'informatica entrava in un'aula di tribunale da protagonista.
Non "alla Di Pietro" che la impiegò al processo Cusani per illustrare i legami fra i conti bancari e le tasche dei vari tangentari, ma "alla Galliano", per tradurre su dischetto o video le scene di vita vissuta che non ammettono replay.

Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtualeUna specie di moviola senza il filmato della partita: una tecnica destinata a rivoluzionare i processi penali e a dare una mano, anzi un occhio, o forse due, ora ai giudici ora ai difensori. Galliano, intendiamoci, non inventa niente (almeno quando lavora per i giudici e gli avvocati); e' il regista-attore-sceneggiatore di un copione scritto dai periti.
Loro fanno i calcoli, lui li traduce in immagini. E lo fa nella sua bottega di Corso Cavallotti 24 a Novara. Una bottega avveniristica e multimediale da mastro Geppetto del virtuale, armato soltanto di un buon computer (con Ram molto estesa, scheda grafica supersonica, hard disk capace e veloce, e programmi ad hoc) e qualche tonnellata di fantasia e genialità. Lo affiancano quattro collaboratori: una fumettista, un autore, un modellatore-animatore e un musicista-speaker.
Un quintetto di artigiani del Duemila che producono videoromanzi (l'ultimo è la versione Cd-rom di "20.000 Leghe sotto i mari" di Jules Verne), documentari, filmati, video in tre dimensioni. Soltanto due filmati, per ora, sono finiti in tribunale:
l'incidente stradale di Parma e un omicidio a Novara.

Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtualePer il resto, la bottega ha simulato, ricostruito e anticipato eventi e situazioni reali in tutti i campi: interventi chirurgici delicati, i movimenti del Sistema Solare, la Basilica di San Francesco ad Assisi danneggiata dal terremoto.
"Il meccanismo" spiega Galliano "è sempre lo stesso. Bussa alla mia bottega un cliente - un magistrato, un chirurgo, uno scienziato, un editore, il direttore di un museo - e mi chiede di andare là dove l'occhio umano non può arrivare, e nemmeno la macchina da presa. Oppure di mostrare cose che ancora non esistono. Mi fornisce tutti gli elementi statici, dinamici e cronologici, fin nei minimi dettagli, perché io abbia il quadro completo della situazione, poi mi metto al lavoro".
Filmati, fotografie, misurazioni, consulenze scientifiche, poi il lavoro a bottega con strumenti, tutto sommato, semplici, "artigianali" dice lui. Un computer, un paio di Cd-rom, e tra le mani il mouse e la "penna grafica" che scivola su una tavoletta sensibile e scolpisce gli oggetti sul video in tre dimensioni.

Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtualeIl programma "3D studio Max" è lo stesso usato per Lost in Space e altri film di fantascienza imbottiti di effetti speciali. Con la differenza che, in questo, può produrre cose terribilmente serie. Ad esempio, nella chirurgia "non sempre si possono infilare sonde nel corpo umano.
Ci sono organi irraggiungibili o particolari così piccoli da essere invisibili. Due grandi chirurghi, Jacoub di Londra e De Gasperis di Novara, hanno messo a punto un metodo di intervento per sostituire con valvole aortiche sintetiche quelle malate, e mi hanno chiesto di simulare l'intervento sul video, per mostrarlo nei congressi e agli allievi.
Dopo qualche mese, hanno scoperto che quel sistema poteva dar vita a una complicazione e mi hanno chiesto di visualizzarla, per studiare le contromosse; così ho riprodotto il grumo che ostruiva il flusso ematico e l'intervento in grado di eliminarlo".

In altri casi, filmare una scena è possibile, ma la riproduzione tridimensionale si rivela comunque più efficace. "Sto preparando due Cd-Rom per insegnare agli appassionati le tecniche perfette della mountain-bike e dello snowboard in situazioni di difficoltà"
 La simulazione in 3D è utile anche in campo commerciale: "I produttori di gioielli si rivolgono a noi per vedere i modelli in anteprima, poi scartano quelli che non piacciono". Un altro campo di applicazione è quello dell'impatto ambientale: "Un imprenditore doveva costruire un albergo ma non voleva deturpare l'area sulla quale sarebbe sorto.

Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtualeFu simulato il complesso nei minimi particolari, mostrando dove sarebbe andato a battere il sole camera per camera". Con uno speciale algoritmo di calcolo, detto "Radiosity", è possibile calcolare la luminosità esatta, misurando gli effetti della luce diretta e di quella diffusa. Le applicazioni a scopo culturale ed educativo sono infinite: "Ricostruire antiche necropoli, piramidi, monumenti di cui restano solo poche pietre sconnesse". Dal dilettevole all'utile, eccoci al virtuale giudiziario, il caso dell'incidente di Parma pareva ormai chiuso.
Secondo i carabinieri, la Mercedes 190 guidata da P.Z., che il 10 gennaio 1993, intorno alle 5.30 del mattino, andò a sbattere in curva contro la Y10 di M.B., causando la sua morte e il ferimento dei suoi tre passeggeri, non aveva alcuna responsabilità. Anzi, era stata la Y10 a invadere la corsia opposta a tutta velocità, investendo la Mercedes che procedeva invece con andatura quasi regolare.

 

Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtualePer P.Z. imputato di omicidio colp oso, si profilava l'assoluzione, ma il perito di parte civile Gianfranco Forte, che rappresenta la famiglia di M.B., ebbe un'illuminazione: mostrare al giudice, nel modo più realistico possibile, la sua ricostruzione dei fatti, e si rivolse a Galliano perché traducesse in video i suoi calcoli matematici, dai quali risultava che per produrre uno scontro così devastante la Mercedes avrebbe dovuto andare ben più veloce di quel che diceva il conducente.
E che a quell'andatura non avrebbe mai potuto curvare mantenendo la traiettoria: o invadeva la corsia opposta, o finiva nel fosso. Conclusione: fu la Mercedes a correre a folle velocità, a invadere la carreggiata della Y10 e ad accecarne il conducente con i fari abbaglianti.
Galliano si mise all'opera col suo computer: riprodusse l'ambiente, cioè il curvone fuori Parma dov'era avvenuto lo schianto.
Ne nacque un'animazione fin troppo realistica, vista con gli occhi di entrambi i guidatori e poi, da un ipotetico elicottero, dall'alto. Mostrava addirittura i riflessi della luce dei lampioni sulle carrozzerie delle auto, lo schianto, l'intonaco scrostato dell'edificio contro cui hanno poi urtato.

Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtualeQuanto bastava per mettere in discussione la ricostruzione dei carabinieri e dei difensori e indurre il Tribunale a disporre nuovi accertamenti. Il secondo (e finora ultimo) processo tridimensionale si è appena concluso a Novara.
Unico imputato: Marco Bottini, 30 anni. Secondo l'accusa alle 17.03 del 29 dicembre 1997 ha pestato a sangue una donna, Maria Luigia Poletti, 57 anni, sposata, un figlio.
La donna, appena uscita dal cimitero di Borgomanero, fu trovata da un passante col cranio fracassato e riversa nella sua auto, una Y10 parcheggiata poco distante, dalla cui portiera destra socchiusa spuntava il piede destro della vittima.
Morì quella stessa sera in ospedale.
Alcuni testimoni descrissero un tipo strano, che si aggirava nei paraggi all'ora del delitto: Bottini appunto. In casa sua, i carabinieri trovarono un paio di pantaloni e un giubbotto sporchi del sangue della vittima.
Lui si difese dicendo che aveva notato quel piede sporgente dalla portiera, aveva guardato nella Y10, aveva visto la donna sanguinante, l'aveva sollevata per soccorrerla, si era sporcato i vestiti, poi aveva sentito arrivare qualcuno ed era fuggito: temeva di essere coinvolto. Gli inquirenti non gli credono e lo arrestano.
L'inchiesta del procuratore capo Alberto Oggè e del sostituto Vittore Ferraro appura che Bottini ha raccontato un sacco di frottole ma, almeno per la scena del camposanto, il racconto sembra reggere. Oggè è un magistrato di lungo corso con il pallino delle investigazioni e delle nuove tecnologie e sua e' l'idea di una consulenza per appurare se l'imputato, a quell'ora di quel giorno, potesse vedere mezzo piede spuntare dalla portiera a dieci metri di distanza. Se ne incarica il professor Fabio Dossi, oculista torinese, il quale, visitando Bottini, scopre che è strabico, astigmatico, ha il nervo ottico atrofizzato e per giunta, al buio, vede solo due decimi. E quel giorno erano le 17.03, 14 minuti dopo il tramonto.

Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtuale Ma come fondere insieme tutti quei dati ? Riecco Mastro Geppetto all'opera che "infila" due telecamere virtuali negli occhi dell'imputato, ricostruisce l'ambiente del delitto com'era quel pomeriggio: luminosità, direzione dei residui raggi solari. Insomma mostra alla Corte d'Assise, ai difensori e al pubblico quel che poteva (o meglio, non poteva) vedere l'imputato.
La proiezione avviene il 10 febbraio: prima il filmato visto da una persona con vista perfetta: il piede si intravede a malapena.
Poi l'immagine come sarebbe apparsa a Bottini: una macchia scura, dove a malapena si distinguono i contorni della Y10.Impossibile notare altro, dunque l'imputato avrebbe mentito e, se ha mentito, è probabile che sia l'assassino.
E' solo un "esperimento giudiziario" anche se è stato difficile, per i giudici e i giurati popolari, cancellare quelle sequenze. Bottini è infatti stato condannato a 20 anni per omicidio volontario.
Anche grazie al computer e ai virtuosismi di Giuseppe Galliano.

 

La tecnologia è utile, ma non accettiamola per fede"

 Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtualeIl caso ha voluto che l' esperimento giudiziario al processo di Novara cadesse proprio il 10 febbraio: lo stesso giorno in cui, al Palazzo di Giustizia di Roma, i periti del tribunale sembravano demolire le accuse della Procura contro Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro al processo per il delitto di Marta Russo, nel viale dell' Università La Sapienza.
Alberto Oggè, procuratore capo a Novara, magistrato di lungo corso col pallino delle nuove tecnologie, viene tirato per i capelli nel parallelo. E sostiene che con un supporto informatico si sarebbe potuto stabilire una volta per tutte da quale finestra partì il colpo che uccise Marta Russo: "non perché il computer da solo possa fare miracoli - spiega - ma perché è in grado di simulare tutte le possibili traiettorie del proiettile. Si misura il teatro del fatto: vialetto ed edificio dell' università, con tutte le distanze, poi si traccia un cerchio del diametro di un metro e mezzo entro il quale è caduta Marta. A quel punto, con un manichino virtuale della stessa corporatura della vittima, si simulano tutte le posizioni possibili della testa e del collo in quel cerchio, potranno essere un'ottantina, per esempio.

Giuseppe Galliano, Fabrica Art & Media, Investigatore virtualeDa queste si risale alla traiettoria del proiettile nella massa cerebrale accertata dall'autopsia e si procede a ritroso, posizione per posizione, proiettando la traiettoria sulla parete dell'università. Tutte quelle che finiscono sul muro vengono scartate. Restano quelle che entrano nelle finestre sicuramente chiuse al momento dello sparo, poi quelle troppo alte rispetto al davanzale, o comunque tali da far pensare a movimenti innaturali del killer. Alla fine, scartando tutte le soluzioni improbabili, resteranno un paio di finestre possibili. Meglio dell'incertezza di oggi" - conclude Oggè.

E Galliano conferma: "Tradurre su computer il lavoro dei periti balistici e trarne un'animazione potrebbe essere utile per chiarirsi meglio le idee e avvicinarsi alla verità. È lo stesso concetto di tutte le altre simulazioni, anche quelle non "giudiziarie": solo la ricostruzione tridimensionale può ripercorrere con la massima precisione una scena".

Giuseppe GallianoAvremo sempre più processi con il "moviolone" sui banchi dell'accusa e della difesa? "Perché no? - risponde Oggè - il computer esiste, fa progressi e sarebbe delittuoso non sfruttarne le potenzialità. Se il ministero di Grazia e Giustizia stanziasse qualche fondo per dotare i tribunali delle attrezzature giuste, questo strumento diventerebbe, oltreché utile, anche conveniente". "Purché - avverte Galliano - non si attribuisca al computer un potere taumaturgico, un monopolio della verità. Bisogna sempre partire da una base solida di ricostruzione tecnica: per la strage di Ustica, ad esempio, il computer potrebbe servire a mettere un po' d'ordine nei cieli siciliani di quella sera tragica. Ma niente di più". Il software a prova di depistaggio non l'hanno ancora inventato.

 
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